Gruppo Folk G. B. Tuveri - Collinas

Il Gruppo Folk G. B. Tuveri promuove e preserva l'abito tradizionale maschile e femminile di Collinas, nonché gli usi, le tradizioni e i balli tipici.

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CURRICULUM E BREVE PRESENTAZIONE DEL GRUPPO

Il Gruppo Folkloristico “ G. B. Tuveri – Collinas “ formatosi nei primi anni settanta, dopo un periodo di inattività è stato ricostituito ufficialmente a dicembre del 1999, nel frattempo ha partecipato ad alcune manifestazioni religiose e/o folkloristiche più rappresentative della Sardegna, ( S. Efisio a Cagliari, Redentore a Nuoro, Cavalcata a Sassari), annoveriamo inoltre sfilate svoltesi nelle altre Province Sarde. Ha organizzato in collaborazione col Comune di Collinas , per “Sardegna 1” la trasmissione “ Un Paese a Tavola “ ( 2002 ); ha partecipato inoltre alla manifestazione , organizzata dal Banco di Sardegna in collaborazione col Comune, a Collinas e a Cagliari presso il Centro Culturale Lazzaretto, alle diverse fasi della mostra “ La Terra il Lavoro Il grano “ . ( 2002 ) Ha organizzato a Collinas il 2 ottobre 2004 la manifestazione “ Is Sonus De Canna “, nella tradizione popolare e religiosa a Collinas e in Sardegna, patrocinata anche dalla Provincia di Cagliari; ha partecipato per tre edizioni alla manifestazione “ Bistiris e Prendas “ che si svolge da anni ad Isili. Ha collaborato col Comune di Collinas , alla realizzazione della pubblicazione , “Collinas: l’evoluzione del costume femminile e maschile tra il 1850 e il 2000”, della quale ha curato la ricerca storica. ( 2005 ) Ha organizzato la manifestazione “ Sa Roba de is sus Sposus “ ( 2007 ), che ha riproposto dal 30 maggio al 7 giugno 2009, rivista ed ampliata. Ha contribuito alla realizzazione di tre Festival Internazionali del Folklore, svoltisi nel Consorzio Turistico “ Sa Corona Arrubia “ dal primo agosto per il 4° festival ha ospitato il Gruppo proveniente dalla Bulgaria Il gruppo ha partecipato al Concorso Nazionale per il 150° dell’Unità d’Italia, svoltosi a Fiuggi nel novembre del 2011, insieme ad altri 2 Gruppi provenienti dalla Sardegna. Il gruppo è composto da 80 soci, dei quali 16 si esibiscono in alcuni balli tradizionali di Collinas e/o della Sardegna, accompagnati dal suono delle launeddas. Altri balli vengono accompagnati, dalla fisarmonica e/organetto. I balli principali sono: Sa Cadeniglia – Su Ball’e ogai – S’ Arrasciada – S’Andanza. Da 13 anni , alcuni soci del gruppo , tra i quali una Signora di soli 83 anni si riuniscono tutti i venerdì notte per insegnare ai bambini e ai ragazzi, nei locali delle ex scuole medie , i classico ballo tondo, al suono delle launeddas, poiché l’acquisizione del passo , unito poi a una certa armonia nell’esecuzione, ( su sanziu ), è la base per imparare tutto il resto; a tale proposito basti consultare l’ampio spazio che è stato dedicato a Collinas nei Volumi dell’Enciclopedia della musica sarda, editi “dall’Unione Sarda”, mentre il costume di Collinas è stato ampiamente descritto e illustrato, sempre nella stessa collana, “ Costumi e gioielli della Sardegna, nel volume 4. Comunque, la palestra migliore rimane la Piazza di Collinas, dove , da secoli si è sempre ballato ( ricordiamo il grande Efisio Melis ( la prima volta che si esibì aveva 12 anni ), Antonio Lara, Giuannicu Pireddu e Cabras, Aurelio Porcu Luigi Lai) e si continua a ballare, infatti ciò che il Gruppo propone, è quanto ci hanno tramandato i nostri anziani e antenati, ( vedasi il commento di Fiorentino Piras sul volume 3 dell’Enciclopedia della musica sarda ).

ABITO TRADIZIONALE DI COLLINAS

COSTUME FEMMINILE:

1) GONNA “S’AUNEDDA” in panno nero, che probabilmente in tempi molto lontani era in “ORBACE” con balza in RASO ( rosso, viola, giallo, verde, celeste ....), a scelta personale, ornata in alto da un pizzo nero. I colori più usati in passato, erano il viola tipico dell’abito vescovile e il verde, infatti ci si ripropone di sostituirli gradatamente.

2) GONNA “ DE GIRASOBI “ ornata con pizzo e/o velluto nero, che costituivano una sorta di balza finale. La gonna “ de girasobi “ era più comune e costituiva generalmente l’indumento di tutti i giorni. La gonna di panno nero , più ricca ed impreziosita si indossava la domenica , i giorni di festa e in determinate circostanze; chi non aveva disponibilità economiche usava sempre quella “ de girasobi “.

3) GREMBIULE “ SU DEVENTAGLIU “, in seta di colore scuro ( viola ,bordeaux, vinaccia) con disegni floreali.

4) CAMICIA “ SA CAMISA “ in cotone, bianca a maniche lunghe, impreziosita da pizzi e/o ricami.

5) CORSETTO “ IS PABISCEDDAS “, in broccato ( con sfondo verde, blù, nero), ornato e decorato secondo i propri gusti e possibilità.

6) FOULARD “ MUNCADOR’E ZUGU “, con disegni floreali dai colori vivaci su sfondo scuro.

7) FAZZOLETTO “ MUNCADORI “, in seta , bianco o panna , legato sotto il mento con due nodi che ricordano un “papillon”

8) SCIALLE “ SU SCIALLU “ , in lana “Tibet”, nero con frange in seta lavorate a mano direttamente sullo scialle che presenta un bellissimo ricamo dai soggetti floreali , derivanti spesso dal mondo agricolo ( uva, spiga, melagrana, rosa, margherita .....). Le ragazze, le signorine e spesso chi non aveva possibilità finanziarie indossavano il fazzoletto bianco, le signore e chi ne aveva i mezzi mettevano lo scialle. 9) Esisteva un altro indumento “SU GIPPONI”, una sorta di giubbino a maniche lunghe con disegni floreali, probabilmente usato d’inverno, ne esiste uno autentico risalente a circa 150 anni. Forse in futuro si potrà realizzare.

COSTUME MASCHILE:

1) GONNELLINO in ORBACE nero “ IS CRAZOIS ‘E ARRODA “, finemente plissettato e non molto corto.

2) MUTANDONI bianchi “IS CRAZOIS ‘E OBIU” = “ CALZONI DI LINO “, ottenuti dal lino che si coltivava e si tesseva a COLLINAS, oggi sono in cotone.

3) GILE’ “SU CROPETTU”, a doppio petto in orbace nero.

4) CAMICIA “ SA CAMISA “ in cotone, bianca ( ricamata e/o con pizzo ) fermata ai polsi e al collo con bottoni d’argento in filigrana , se si avevano le possibilità, il più delle volte si adoperavano semplici bottoni in madreperla.

5) GHETE “IS CRAZAS” , in orbace nero , che cingono la gamba e ricoprono la scarpa . D’inverno e per i lavori in campagna si usavano stivaloni di pelle, neri, d’estate venivano sosti tuiti dai GAMBALI “ IS CAMBALIS” in pelle.

6) IL COPRICAPO “ SA BARRITTA “, in panno nero, ripiegata sul davanti. D’inverno nei giorni di festa, si indossava anche “ SA BESTI BIANCA” una sorta di giacca senza maniche ottenuta dalla pelliccia di “montone”, ben conciata e con la lana rivolta verso l’interno. Per i lavori in campagna si usava

“SA BESTI NIEDDA”, lunga, sempre senza maniche confezionata con pelli di pecora dal mantello nero, spesso acquistate nella zona di Arbus e Gonnosfanadiga. I n paese esiste anche una giacca classica in orbace nero, e , un cappotto con cappuccio sempre in orbace, probabilmente questi indumenti sono stati realizzati secondo la moda corrente , più ad indirizzo nazionale che locale. . Queste notizie sono state riferite e tramandate da persone che ormai non ci sono più, ci piace qui ricordare i Signori: Onnis Epifania, Spano M. Teresa, Tuveri Giovannica, Tuveri Gaudenzia, Onnis Priamo, Tuveri Dorotea, Pau M. Teresa, Tuveri Roberto, Pusceddu Silvio, (deceduto ultracentenario).

 

BALLI DI COLLINAS ESEGUITI DAL GRUPPO FOLK G. B. TUVERI

“ SA CADENIGLIA”

“ Sa Cadeniglia “ era il ballo di chiusura del carnevale e veniva danzato “ il martedì grasso “ su martis’e cou “ dalla mezzanotte in poi, presso case private o anche nel “ Monte Granitico “. Si compone essenzialmente di due parti: nella prima ha luogo il reciproco saluto del cavaliere verso le altre dame e viceversa, il tutto ritmato al suono del “ punto d’organo”, la seconda parte si concluse con “ su ballu de accappiai” ( di legare ) che solitamente era il “ fiorassiu ). “ Sa Cadeniglia” anticamente costituiva una delle rare occasioni in cui una coppia di giovani manifestava pubblicamente il proprio amore, infatti, ci si preparava molto tempo prima ed erano in tanti , nel paese a chiedersi quali fossero le coppie che in quell’anno avrebbero danzato “Sa Cadeniglia “. “ su tali cun chin’a fattu Sa Cadeniglia ? “ Durante l’esecuzione del ballo, nella seconda parte, si realizzano alcune coreografie che sono: 1) “ sa presentada” ciascuna coppia si presenta a tutte le altre e viceversa. 2) “ su ball’e ‘ogai “, una coppia che fino a quel momento non ha partecipato al ballo , entra nel cerchio e, prima la dama , poi il cavaliere, allontanano in successione le ballerine e i ballerini , fino a quando le coppie originali non si siano riformate. 3) “ su ball’e sa rosa”, i danzatori si avvitano concentricamente e successivamente si “aprono “come i petali di una rosa. 4) “suball’e carroi” , si balla sempre in cerchio dandosi le spalle o meglio “is carrois” ( i calcagni) 5) “ su ball’e accappiai “ ( il ballo per legare ), che vede unite tutte le coppie come le maglie di una catena. Il significato profondo del ballo sta proprio in questo “ legame coreografico “ che implicava un legame anche affettivo e amoroso indissolubile, una sorta di giuramento e di voto tra i “promessi sposi”. Trascorso il periodo della “Quaresima” , il giorno di “ Pasqua”, subito dopo la messa solenne, le stesse coppie che avevano danzato “sa cadeniglia”, dovevano, durante “ su ball’e cresia”, presentarsi nuovamente in piazza per suggellare, con “ su ball’e scappiai “ ( per slegare, sciogliere ), la loro promessa. Se ciò non accadeva, se qualche coppia originale non si presentava al ballo , oppure un cavaliere ballava con un’altra dama, significava che il loro rapporto era finito, e che in pratica si erano lasciati.

“ SU BALL’E ‘ OGAI “

“ Su ball’e’ogai “, consiste in una semplice variante del classico ballo tondo, che da secoli è stato eseguito nella piazza principale del paese con le magiche launeddas di Pireddu, Cabras, Lara, il grande Efisio Melis ( dall’età di 15 anni fino a circa settanta ), Aurelio Porcu ( per 40 anni ), Franco Melis, Luigi Lai, Orlando Mascia, ; Antonino Pisano, Eugenio Tuveri, Fiorentino Piras, Augusto spada, Ignazio Erbì, Orlando Carta alla fisarmonica etc. A un certo momento si stacca dal cerchio una coppia, si porta al centro della piazza e, dopo un reciproco saluto culminante in una sorta di corteggiamento eseguito dal cavaliere attorno alla dama, entrambi invitano ad uscire “bogai” , un’altra dama e un altro cavaliere per prendere il loro posto. Questo continuo scambio di patners continua per un po di tempo , fino a quando , prima che finisca il ballo , ( l’esperto ballerino si accorge quando “la suonata “ volge al termine), tutte le coppie originali non si siano riformate. Se il cavaliere o la dama non rientrava dal proprio patner, ( “fadiada croccoriga” )erano guai seri, veniva considerata un’offesa, che anticamente dava luogo a diverbi e a ritorsioni, in particolare a carico dell’abbigliamento, arrivando al punto di sporcare il costume o di tentare di bruciarlo. Forse il vero significato, consisteva nel fatto che in qualche coppia non c’era un’intesa perfetta, e magari il cavaliere o la dama preferiva un altro patner.

“ SA DANZA”

“ SA DANZA “ o meglio “ S’ANDANZA “, si eseguiva per le feste principali , al suono della fisarmonica, ogni cavaliere balla con due dame che lo accompagnano ritmicamente in punta di piedi.

“ S’ARRASCIADA “ “ S’arrasciada “, come il precedente, era un ballo che esprimeva gioia e felicità, e veniva eseguito solo dai ballerini più giovani ed esperti; tre coppie devono ballare in modo da desrivere una sorta di 8 sulla pista, ciò è abbastanza difficile da realizzare , in quanto i cavalieri devono procedere solo di spalle , per non rivolgerle mai alla propria dama . In pratica, sono sempre uno di fronte all’altro in una sorta di emozionante sfida.

email: gruppofolkgbtuveri@tiscali.it tel: 3493299045 referenti Aldo Tuveri (presidente) e Gabriella Melis (segretaria) cell: 3484052594